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Questa serie è dedicata ai temi del nuovo album Black sheep electro music che uscirà a ottobre 2010.
This series is about the themes of the new album Black sheep electro music, out in october 2010.

Black sheep electro music parla di morte, pecore nere, ribellione.
Black sheep electro music is about death, black sheeps, rebellion.
N°02 Maggio 2010 italiano

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Morte e ribellione

La paura e la morte sono inscindibili, al punto che la paura in sé ci avvicina alla morte: abbiamo paura quando sentiamo che la morte ci potrebbe notare. La paura ci avvicina tanto alla morte che si può morire anche di sola paura.
La cosa che più ci spaventa, però, resta sempre la personificazione della morte. La paura più grande resta quella del vampiro e dell'assassino, perché loro la morte la mettono in scena in carne, ossa e sangue. Per questo vogliamo prigioni, manicomi, lager. Servono a questo anche i confini: a tenere lontani i portatori di morte. Per questo la fame nel mondo ci lascia indifferenti. È la morte che sta oltre confine, il che, a ben guardare, è perfino tranquillizzante.
Le regole sociali servono la bizzarra causa della rimozione collettiva della morte. Perciò l’individuo che non rispetta le regole è portatore di morte. L’untore, l’immaginario uomo malvagio o pazzo che portava il contagio della peste nelle città, è una figura sempre viva. Esiste ancora oggi, sotto forme diverse. È il drogato, il matto, il cinese, lo zingaro, l’omosessuale, il musulmano. Nella nostra italietta razzista è perfino il napoletano. Chiunque non sia pienamente integrabile nel sistema di regole è considerato portatore di morte.
Di personaggi che sfidano la morale, il nostro immaginario postmoderno ne ha una scuderia. Ma quelli più celebri, guarda un po', sono tutti morti giovani. Basti pensare alle icone del rock. Perché se uno muore da vecchio non ci fa caso nessuno: tutti muoiono e morire da vecchi rientra nella natura delle cose. Ma quando uno muore prematuramente, allora la sua figura resta legata all'idea della morte. Per quante cose belle abbia fatto in vita, la prima cosa cui ci fa pensare è la morte.
C'è una leggenda metropolitana secondo cui una maledizione colpirebbe i musicisti ribelli che hanno 27 anni o una J come iniziale del nome. O, ancora meglio, tutte e due le cose insieme. È detta maledizione dei J27, appunto, e comprenderebbe Jimi Hendrix, Janis Joplin, John Lennon, Jim Morrison, Kurt Cobain e molti altri. Anche Michael Jackson, quello di Thriller, la danza macabra in versione disco music: una coincidenza curiosa.
Spesso, comunque, è il ribelle stesso a identificarsi con la morte. Jim Morrison, scomparso a 27 anni e con un a J nel cognome, in The End, che può essere considerato il più grande inno iconoclasta degli anni '60, cantava che la morte era la sua sola amica, la sua più profonda amica. Jim Morrison amava vestire di nero. I Pirati sceglievano come bandiera il simbolo della morte, un teschio su sfondo nero. Poi c'è la moda e l'iconografia del punk e ancora di più del gothic, che deriva dal punk: abbondano le immagini di morte, addirittura ci si veste e ci si trucca in modo da sembrare la morte. Il nero è il colore dominante.
Il gruppo che ha fatto da battistrada a tutta la musica goth sono i Joy Division. Il leader, Ian Curtis, soffriva di depressione, anche a causa di una forma di epilessia detta “fotosensibile” (il buio, il nero, cioè la morte, è un rifugio). I suoi testi parlavano spesso di morte e la copertina del secondo album della band raffigura una statua fotografata in un cimitero vicino Genova. Ian Curtis è morto prima che l'album uscisse. È morto suicida: si è impiccato nella stanza da cucina della casa della moglie. Non aveva 27 anni, ma appena 23. Questo ragazzo ribelle si identificava talmente tanto con la morte da essersela procurata da sé. Il suicida considera la morte una liberazione dal dolore. Non è certo il primo caso nella storia dei poeti. D'altra parte amava gli autori romantici e decadenti. Il prototipo del poeta romantico muore tragicamente in giovane età.
Poi c'è tutto il filone del metal più estremo, spesso dichiaratamente satanista: Satana, più che il male, rappresenta la morte, perché si contrappone a Dio che è la vita. Il Paradiso è descritto come vita eterna, mentre l'Inferno è paura e dolore: la morte abbiamo detto che va a braccetto con la paura; ed è sempre dolore, per chi se ne va e soprattutto per chi resta.