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Questa serie è dedicata ai temi del nuovo album Black sheep electro music che uscirà a ottobre 2010.
This series is about the themes of the new album Black sheep electro music, out in october 2010.

Black sheep electro music parla di morte, pecore nere, ribellione.
Black sheep electro music is about death, black sheeps, rebellion.
N°01 Maggio 2010 italiano

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New album out in october 2010!
Sulle Danze macabre

Quando ero piccolo, nel buio della camera da letto, mentre incombeva la notte, mia sorella mi diceva:
« Sai di cosa ho paura? Dei vampiri. »
« Ma va! – rispondevo io – I vampiri non esistono! Come puoi avere paura di una cosa che non esiste? Io ho paura degli assassini! »
Si capisce, ero più grande e dovevo darmi un tono. E poi, sono sempre stato un razionalista.
Mi piace pensare che osservare i bambini sia molto utile a comprendere gli adulti, che sono dei bambini cresciuti. Così mi sono convinto che tutte le paure degli essere umani siano riconducibili alla stessa cosa: la morte. Perché, in fondo, un vampiro, un assassino o un ladro, che ti ruba i soldi con cui devi comprarti il cibo che ti tiene in vita, rappresentano tutti la stessa cosa: personificazioni della morte. E mi sono trovato a pensare che le leggi, anzi tutte le regole del mondo, anche quelle non scritte della più sperduta tribù amazzonica, servono alla stessa cosa: a tenere la morte lontana dagli uomini.
Anche se serve a difendere il valore affettivo di un oggetto, una legge la inventiamo per proteggerci dalla morte: perché gli oggetti ci aiutano a ricordare chi siamo, sono totem che stanno a guardia della nostra storia personale: perché lo scorrere del tempo è pauroso, è come il vampiro e l'assassino, rappresenta l'avvicinarsi della morte.
Tuttavia, poiché alla nera signora non si può scappare e prima o dopo ci si deve fare i conti, gli uomini hanno inventato dei modi per esorcizzarla, darle un senso.
Il primo è vederla come fonte di rigenerazione. A Pasqua si festeggia la morte perché rappresenta la vita: si sgozza un agnello per celebrare la rinascita, si rubano uova alle galline per festeggiare la primavera, si crocifigge un Cristo per meravigliarsi della sua resurrezione.
Il secondo modo è pensare la morte come livellatrice sociale. E qui veniamo alle danze macabre. Si tratta di un tema iconografico che risale al medioevo: i morti ballano con i vivi in un grande memento mori (cioè: ricordati che devi morire!) che coinvolge la povera gente come i signori; anzi possibilmente più i signori, perché loro se lo devono ricordare di più che devono morire, mentre i poveri se lo ricordano già abbastanza da soli.
Un altro tema medioevale era quello dell'incontro dei tre vivi coi tre morti. Di solito i tre vivi erano cavalieri e i tre morti si preoccupavano di far loro presente che prima o dopo sottoterra ci finiscono tutti, pure i signori a cavallo. Un'altra forma di memento mori.
Con queste immagini gli uomini fanno propria la morte, ci entrano, per così dire, in confidenza: se io la morte la capisco in quanto rigenerazione della vita, la vivo quasi come un riscatto sociale e me ne faccio una ragione, forse riesco a renderla meno spaventosa e triste. O forse no, ma tanto vale provarci.

Fra le tante iconografie lugubri, quella che più mi affascina è la danza macabra. Non sono mica l'unico, tanti compositori di ben altro spessore si sono cimentati con questo tema, con risultati meravigliosi. Le opere più celebri sono la Danse macabre di Saint Saën o il Totentanz di Lieszt. Quest'ultima, poi, la trovo bellissima, al punto che ho deciso di rubargli l'idea: usare il tema melodico del Dies irae per le mie danze macabre. Senza farlo apposta, poi, ho scritto una totentanz che ricorda vagamente le melodie aksak, che vuol dire “zoppe”. Uno zoppo è una persona inadatta, ma degli inadatti ne parlerò un’altra volta.
Il Dies Irae è un tema antichissimo. Si racconta che fu scritto da Tommaso da Celano, un frate francescano vissuto nel milleduecento, ed è stato riutilizzato da dozzine di compositori di diverse epoche, anche perché fa parte di un particolare rituale cattolico. Di Tommaso da Celano si dice che assisté alla morte di Francesco d'Assisi (la morte) e alla sua proclamazione a Santo (la rinascita). In realtà, non si sa se fu davvero lui a comporre l'inno, ma questa storia è così meravigliosamente simbolica da essere perfetta.
Il tema della danza macabra, poi, è stato declinato molte volte anche nella cultura pop. Per esempio c'è un famoso cartone animato diretto nel '29 da Walt Disney, dal titolo ‘Skeleton Dance’, in cui si mette in scena una vera danza macabra, (anche se edulcorata dagli aspetti politico-sociali); oppure il celeberrimo video di Thriller di Michael Jackson: abbiamo trasformato una cosa dai contenuti rivoluzionari in un semplice divertissement. Ma c'è anche un altro videoclip molto famoso, quello della canzone Hey boy, hey girl dei Chemical Brothers: una ragazza vede scheletri in tutti quelli che incontra, fino alla scena conclusiva dentro una grande discoteca: ecco che il tempio dello svago dell'era contemporanea è invaso di morti che ballano; qui, se non altro, la danza macabra torna ad essere un memento mori.